Passeggiate, Trekking, Escursioni - Il Sentiero degli Gnomi - Territorio

Passeggiate, Trekking, Escursioni

La maggior parte del territorio di Bagno di Romagna racchiude grandi spazi naturali ricchi di flora e di fauna: è infatti possibile percorre a piedi oppure in Mountain-bike i tanti sentieri che si inoltrano nella vegetazione alla scoperta di luoghi interessanti ed affascinanti. Numerose sono le Escursioni che si possono effettuare a Bagno di Romagna: dalle Passeggiate tranquille per i meno esperti, ai percorsi di Trekking più lunghi e impegnativi per gli atleti.

Su una acuta collina a sud di Bagno di Romagna s’erge una croce che domina il paese, una delle tante che si ponevano per sacralizzare il territorio: la si nota soprattutto di notte quando, illuminata, è una presenza rassicurante. La cima su cui sorge è detta “Vetta della Croce” (763 slm): un punto panorami­co suggestivo che merita senz’altro il conto modesto di fatica che comporta il raggiungerlo. Da Bagno, seguendo verso sud la SP. 138, ci si porta in 1 km fino ad un bivio dove si segue sulla dx la SP.142 (ex SS.71) che reca al Passo dei Mandrioli. Dopo circa 400 mt, quando essa svolta decisamente a sx sca­valcando il Fosso di Becca, la abbandoniamo per imboccare, proprio sulla spalla dx del ponte (533 slm), il sentiero CAI 185A che subito sale, ignorando l’altro – il CAI 185 – che invece scende. Seguiamo dunque il tracciato di una vecchia mulattiera, segnata b/r, che con rampate veloci tra il ce­duo si porta subito sulla mezza costa, giungendo in breve di lato a Campitello (585 slm), una casona assediata dai rovi, abbandonata sulla metà degli anni Sessanta. E’ quasi sospesa sul fianco sinistro della Valle di Becca, verso cui erano orientate stalle e concimaia: in questo ammasso pericolante s’in­tuisce la tettoia che conteneva il forno e proteggeva l’ingresso alla cucina, entro cui un camino galleg­gia ormai nel vuoto. La mulattiera, ben netta e sempre sostenuta verso valle da muriccioli in pietra, s’addentra con piacevoli saliscendi in rimboschimenti di pini e abeti frammisti a carpini neri e querce, indi diviene uno stretto sentiero che, salendo, asseconda le “fonde”del fosso di Becca che s’intuisce giù in basso. A lato del percorso e nel folto del bosco, ove occhieggia qualche castagno, giacciono massi quadrangolari scivolati dalla parete, composta – come tutta questa parte di territorio – da strati di marna ed arenaria che ogni tanto erompono dalla fitta vegetazione. Seguendo sempre i segni b/r ci s’ingrotta in una densa piantata di pino nero per sbucare in una radura erbosa e poi, dopo breve disce­sa, si prende a salire verso il soprastante crinale che già s’indovina. Quando la vegetazione si fa più rada si ammira sulla sx la giogana dell’Appennino ed il Passo dei Mandrioli. La salita séguita fino ad una sella (743 slm) tra il poggio acuto sulla sx (859 slm) e la Vetta della Croce sulla dx (763 slm), sullo spartiacque tra la Valle di Becca e quella del Volanello. Questa ruba subito l’occhio col suo ver­de intenso, le case sparse, con la passeggiata che reca al Chiardovo. Bagno, che da qui rimane un po’ defilato, appare sempre più mentre ci dirigiamo verso la croce che s’innalza sulla dx e da tempo immemorabile sovrasta il paese. Due targhe sul basamento ricordano interventi della popolazione: quello del 1998, quando ve ne fu collocata una in metallo, alta 7 mt, in sostituzione di una precedente in legno, e quello del 2010 che ne consente l’illuminazione grazie al piccolo impianto fotovoltaico. Il paesaggio che si apre merita una sosta. Si gode il dettaglio del paese sul fondovalle, e più oltre, lungo il Savio, si scorge San Piero sotto il colle di Corzano coi ruderi del castello medievale; poi c’è Monte­granelli e ancora il monte Mescolino che accompagnano verso la piana romagnola il Savio. Alle spal­le, a sud, c’è l’alta valle che si restringe. La discesa verso Bagno inizia pochi metri a sx della Croce, in forte pendenza. Occorre molta cautela poiché il sentiero CAI 185A nei primi 30 mt diviene esile e ri­pido ed i segni b/r labili tra la vegetazione; poi nel declinare verso la fonda di Rapino s’allarga e diviene ben netto. Verso la fine della discesa si notano, scrutando tra la vegetazione, vecchi ed mae­stosi esemplari di castagni, abbandonati da tempo, avvinti da imponenti fronde di edera. Lasciata la castagnaia, il sentiero prosegue attraversando un’abetina per poi giungere di fianco del “Chiosco de­gli gnomi” all’ingresso sud di Bagno.
NB. Con neve, ghiaccio e pioggia la discesa potrebbe essere pericolosa: consigliamo pertanto agli ine­sperti il ritorno verso Bagno seguendo a ritroso il sentiero che riporta al Ponte di Becca.

Itinerario

PERCORSO: Bagno di Romagna – Campitello – Vetta della Croce – Bagno di Romagna. LUNGHEZZA: km 5,00 – TEMPO PERCORRENZA: 3 ore. DETTAGLIO: Bagno – Bivio Mandrioli: 1 km / Bivio Mandrioli – Ponte Becca: km 0,400 km / Ponte Becca – Campitello: km 0,400 km / Campitello – Vetta della Croce: 1, 600 km / Vetta della Croce – Bagno: 1,600 km.

E’ il più lungo ed impegnativo dei percorsi suggeriti, ma attraversa un paesaggio di grande bellezza e suggestioni storiche. Inizia dalle Gualchiere, a sud di Bagno, lungo la SP. 137 che reca a Vergheret­o, dalla spalla dx di un ponte: è segnato b/r CAI 177 e 181, Val di Bagno Trek, Cam­mino di San Vicinio. Si scende nella stretta valle e s’attraversa il bor­ghetto delle Gualchiere (510 slm). La strada scorre lungo il fosso, poi – a fianco di un traliccio – s’i­nerpica sulla dx in un boschetto con tratti di selciatura, e presto giunge alla confluenza dei torrenti che originano il Fos­so delle Gual­chiere: s’attraversa quello del Capanno su un ponte di pietra. Subito dopo, poco sopra la maestà Balassini, mentre il 181 biforca a sx, noi se­guiamo il sentiero CAI 177 che, ri­calcando il percorso dei pellegrini medievali, sale con veloci zig-zag il ripido controcrinale tra le valli del Capanno (dx) e del Chiuso (sx). Si sale tra rada vege­tazione su scali­ni naturali, stratificazioni di marna ed arenaria. Il paesaggio s’apre: si cammina sull’orlo del­l’area wilderness Fosso del Capanno, racchiusa tra il ver­sante che stiamo risa­lendo e quel­lo su cui si sno­da la Strada dei Mandrioli (SP.142). Aggirata la cima di Pog­gio Alto, la mulat­tiera si placa in un pianoro (899 slm) sotto il giogo dell’Appen­nino. Ac­canto ai ruderi del podere di Nasseto – da cui è stato ricavato un “rifugio aperto” – c’inoltria­mo in uno splen­dido via­le d’aceri che indica la via. Poco dopo s’in­contra il bivio con il CAI 181 che scende a sx per il Chiuso, men­tre il nostro 177 se­guita sulla mezza costa arida di galestro scivoloso, per poi immerger­si nella faggeta che ricopre le pendici di monte Zucche­rodante. Dopo molti Cippo sul Passo Serratornanti sbuchiamo infine a Passo Serra (slm 1150), dove un cippo ricorda come il medieva­le itinera­rio “romeo” qui valicava l’Al­pe tra Romagna e Tosca­na. Si seguita scen­dendo la mulattiera per 200 mt e attraversando una radura, invasa in estate da felci, fino ad un incrocio di nu­merosi segnavia (1102 slm). Noi prendiamo lo 00/GEA/GAVB, verso dx se­guendo un’ampia pi­sta che aggi­ra lo Zucchero­dante e percorre il crino spar­tiacque tra alberi d’alto fusto. Ignorand­o le devia­zioni sul­la sx, giungiamo a Passo dei Mandrioli (1173 slm) sbu­cando sulla ex SS. 71, ora SP. 142. Uno sguardo al panorama superbo che s’apre verso la Romagna e seguitiam­o a sx lungo la provin­ciale nel versante to­scano (SR. 71) per circa 400 mt. Supe­rato un casotto, s’at­traversa l’asfaltata ad una secca curva per ri­prendere sulla dx il CAI 00 (1160 slm) che s’i­nerpica su­bito in una fagge­ta: sono circa 500 mt di sa­lita impegnativa, al cui termine, in una radura che declivia ver­so il Casen­tino, si è a Pog­gio Lombardona (1265 slm), in­dicato da una borchia dell’IGM. Ora lo 00 si snoda sul pode­roso crinale, sul confine est del Parco Nazionale, cor­rendo sul margine d’uno spetta­colare preci­pizio che sovrasta la “Strada dei Mandrioli” e l’in­tera Valle del Sa­vio. Si oltre­passa Cima Termi­ne (1277 slm) e circa mez­zo km dopo si abbando­na lo 00 che svolta secco a sx, per im­boccare sulla dx il CAI 201/ VDBT che in 700 mt scende precipi­te fino a Prato dei Grilli e s’immette su una pista fore­stale (1019 slm). La se­guiamo sulla sx e in breve (300 mt) si è ad una sbarra, dove imbocchiamo sulla dx il CAI 185 che scende nella Valle di Becca. Con veloci tor­nanti sulla mezza costa la mu­lattiera ne taglia in diago­nale il versante, ingrottan­dosi sovente nel bo­sco. S’intravedono, giù verso il fosso, i ruderi dei poderi Serciole, Casa­nova e Cam­po del Rosso, e già ap­pare la casona di Becca (772 slm), non più sal­da, davanti a cui poi transitiamo. Ora la mulat­tiera, selciata in parte, scen­de con stretti tor­nanti nella fitta ve­getazione. Poi c’è l’incontro con due successive maestà: l’ulti­ma è ai margini di un’a­rea attrez­zata per pic nic. In meno di 1 km una pista forestale costeg­giando il Fosso reca sul­la SP. 142. La si imbocca verso sx fino al bivio con la SP. 137, ove di nuo­vo si seguita a dx raggiungendo in breve il luogo da cui siamo parti­ti.

Itinerario

PERCORSO: Gualchiere – Passo Serra – Passo Mandrioli – Cima Termine – Prato dei Grilli – Valle di Becca – Gualchiere. LUNGHEZZA: km 18,00 – TEMPO PERCORRENZA: 6 ore.
DETTAGLIO: Gualchiere – Passo Serra: km 5,00 / Passo Serra – Bivio GEA: km 0, 200 / Bivio Gea – Mandrioli: km 3,400 / Man­drioli – Cima Termine: km. 2,800 / Cima Termine – Prato dei Grilli: km 1,200 / Prato dei Grilli – imbocco Becca: km 0,300 / Imbocco Becca – SP 142: km 3,500 / SP 142 – Gualchiere. km 0,600.

L’itinerario inizia dal Lago dei Pontini, uno dei tre laghetti alle pendici del monte Còmero. Lo si rag­giunge percorrendo la SP. 43, che da San Piero in Bagno sale verso Ac­quapartita, e imboccando poi, dopo circa 3 km, la strada sulla dx che in 2 km conduce al lago.
Dal parcheggio, ci si incammina lungo il lago, che rimane sulla nostra dx, e si sale la scali­nata che porta al Ristorante “Il Caminetto”. Oltrepassato l’edificio, iniziamo a seguire il segnavia CAI 153 che, a tratti in mezzo al bosco e a pregiate castagnete, a tratti su mulattiera, ci porta in 20 minuti circa al podere di San Cataldo o San Catale. Oltre­passando la sbarra, che chiude al traffico la sterrata che at­traversa il piccolo nucleo, si con­tinua a salire lungo il 153 per raggiungere in costante salita la vetta di Monte Testaccio (1068 slm). Il tracciato attraversa piccoli felceti, dove occorre attenzione per non perdere il sentiero, ri­conoscibile per la vegetazione calpestata. Alla fine di questo primo tratto (circa 2,5 km) una tabella riporta il toponimo Monte Testaccio e, al bivio, occorre girare decisamente a sx seguendo le indicazioni per Acquapartita. Poco dopo, circa 200 mt, si ignorano invece le indicazioni verso Acquapartita, per proseguire sempre in salita sul 153, che con un paio di ampie curve raggiunge un punto panoramico da cui è nitida la vista su San Piero in Bagno, sulla vallata del Savio solcata dal­la E45 e, più in alto, dai pascoli pianeggianti del Passo del Carnaio. Da qui il sentiero prosegue sulla dx, tornan­do quasi sui propri passi, sempre in fase di ascesa. Mancano infatti le ultime rampe che costeggiano nel tratto sommitale un recinto di filo spinato, oltre il quale si dispie­ga un ampio prato e si apre il pa­norama verso est. Siamo prossimi alla vetta del Monte Còmero a quo­ta 1353 slm segnalata da ampie radure nelle quali il segnavia si perde. Attraversando l’altipiano in ma­niera rettilinea si raggiunge il sentiero 157 che scende verso Casale e la Maestà della Biancarda. Noi invece ci teniamo alla nostra dx, fino a ritrovare i segnavia CAI che ci confortano di essere di nuo­vo sul 157, ma que­sta volta dal lato che scende per ripidi tornanti fino alla Fonte Santa (1102 slm). Il tracciato impiega circa 1,2 km percorribili in 30 minuti per arrivare fino alla Fonte. Sui faggi che cingono il sentiero sono riportati i segnali b/r, che però è facile perdere in corrispon­denza delle curve più strette: fate dunque attenzione e in mancanza di segnavia ritornate sui vostri passi fino a ritrovare il segnale e da esso riprendere la giusta direzione. In corrispondenza della Fonte Santa, a quota 1102, prose­guiamo sulla nostra dx calpestando le pietre del sentiero CAI 167, di­segnato sulla vecchia mulattiera del Monte Còmero. Sono circa 3,5 i km in facile discesa che riporta­no al Lago Pontini e al punto di partenza. Il tracciato è ampio, di solito ben segnalato, e punteggiato sul lato destro da alcune abitazioni rurali abitate. Occorre solo fare attenzione a mantenere la dx quando la mulattiera vera e propria si inserisce in una strada sterrata più ampia. Si mantiene la dx una prima volta, inserendosi nella strada che costeggia il podere Rivoloni e si mantiene la dx – di fatto proseguendo dritti di fronte a sé poco dopo – per percorrere la strada che arriva senza ulte­riori deviazioni al Lago Pontini, proprio dal lato dove avevamo posteg­giato l’auto e dove, durante la stagione estiva, è attiva un chiosco, circondato da imponenti alberi di castagno.

Itinerario

PERCORSO: Lago dei Pontini – Monte Testaccio – Monte Còmero – Fonte Santa – Rivoloni – Lago dei Pontini. LUNGHEZZA: km 10,300 – TEMPO PERCORRENZA: 4,30 ore. DETTAGLIO: Lago Pontini – Monte Testaccio: km 2,6 / Monte Testaccio- Monte Còmero: km 2,6 / Monte Còmero – Fonte Santa: km 1,8 / Fonte Santa – Lago Pontini: km 3,4.

Appena fuori l’abitato di Bagno di Romagna (494 slm), in direzione sud, a lato della SP. 138, un cippo sulla destra segna l’inizio della “Mulattiera di Pietrapazza” che porta fino alla lontana Ridracoli: la imbocchiamo seguendo sempre i segni b/r del sentiero CAI 189 e Val di Bagno Trek. Ben selciata sfiora subito il podere Falcone e poco dopo la “Cappella Fabbri della Faggiola”, datata 1880; indi s’i­noltra serpeggiante per la valle incisa fortemente dal Fosso del Volanello, dominando per un tratto la sottostante passeggiata che reca alla Fonte del Chiardovo. Ignoriamo le deviazioni e camminiamo in piacevole e graduale salita costeggiando il Volanello con le sue cascate e indi sfiorando i ruderi di po­deri abitati fino a qualche decennio fa: Barco, Casa Nuova, Prati. Superato quest’ultimo, dopo cir­ca 800 mt si incontra sulla dx il bivio per il “Sentiero del lupo” (1005 slm). Lo imbocchiamo per giun­gere dopo un centinaio di metri su una strada forestale (CAI 201) che s’inoltra piacevolmente poco sotto la cima di Monte Càrpano (1137 slm), dischiudendo panorami sull’alta valle del Savio: sul monte Cò­mero che giganteggia ad est, e più lontano sul Fumaiolo e l’Alpe della Luna, mentre la gio­gana del­l’Appennino, tra Romagna e Toscana, chiude la vista a sud. Continuiamo a seguire la pista forestale che scorre ora tra le valli del Bidente di Pietrapazza (sx) e dell’Incisa (dx) declinante verso il Savio, disseminata di poderi. Camminando tra radure, si è in vista del dente di Monte Castelluccio (1115 slm) che la pista aggira poco sotto la cima per poi inoltrarsi nella “Macchia del cacio”. Qui, all’indi­cazione, abbandoniamo il Sentiero CAI 201 ed imbocchiamo sulla dx il CAI 193 (1044 slm) che, in leggera salita s’inoltra in un boschetto. Siamo proprio sull’innesto di un breve controcrinale che giun­ge fino a Corzano e che qui si distacca dal lungo crinale Panorama da Monte Castellucciosecondario che divide le valli del Savio e del Bidente-Ronco. L’esile sentiero prende poi a scendere dentro la “Macchia del Cacio”, bellissima, dopo di cui s’apre la veduta sull’Appennino, dai Mandrioli al Fumaiolo; sulla dx, nel fon­dovalle, ap­pare Bagno di Romagna. Il sentiero profondamente scavato dalle piogge si dipana sul cri­nale tra rada vegetazione, aprendo la vista anche sui poggi che, sulla sx, scendono lenti verso S. Pie­ro in Bagno; poi tende ad allargarsi su tracce di selciatura, accompagnate sovente da muretti a secco: nel Medioevo questa era la strada di collegamento tra il piccolo fortilizio di Castelluccio ed il ca­strum di Corzano. Infine, di nuovo esile, s’ingrotta in un bosco per sbucare su una selletta di valico (766 slm), detta Pian della Croce. Qui abbandoniamo il Sentiero CAI 193, che seguita sulla sx fino al Castello e Santuario di Corzano – meritano una visita e distano poco più di 1 km – e proseguiamo sulla dx, oltre una cate­na, lungo una sterrata. Si cammina ora piacevolmente su un’ampia pista che, tra campi, boschi di va­rie es­senze, (pino nero, abete rosso, cipresso dell’Arizona…), scende per la valletta dell’Incisa, scavata dal fosso della Cappella e dominata dall’alta cresta della Ripa del Toro. Intorno è campagna, con man­drie al pascolo e poderi abitati (Campodonico, Montanino di sopra, La vigna, Casina…). In un piano­ro, da un folto d’alberi emerge ciò che resta dell’antico oratorio di S. Maria Maddalena, vicino a Batòcco, un’azienda agricola che si scorge sulla destra. Siamo ormai alle prime case di Bagno: tra gli orti, la sterrata diviene asfaltata e scende tortuosa e veloce fino al paese.

Itinerario

PERCORSO: Bagno di Romagna – Valle del Barco – Sentiero del lupo – Bagno di Romagna. LUNGHEZZA: km 13,800 – TEMPO PERCORRENZA: 4,30 ore. DETTAGLIO: Bagno di Romagna – imbocco Sentiero del lupo: km 4,400 / Sentiero del lupo – Macchia del Cacio: km 2,800 / Macchia del cacio – Pian della Croce: km 2,700 / Pian della Croce – Bagno di Romagna: km 3,900.

Ecco una escursione tanto impegnativa quanto suggestiva. Si svolge quasi per intero in quella parte pregiata ed intatta del Comune di Bagno di Romagna che concorre a formare il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: l’essenza del Parco, memorabile per la bellezza degli ambienti attraversati, per le suggestioni e atmosfere della foresta, per i silenzi pieni di echi e scrosciare di acque.
Da Bagno di Romagna occorre portarsi in auto a Badia Prataglia (16 km) percorrendo la spettacolare “Strada de Mandrioli” (SP. 142 in Romagna, SR. 71 in Toscana). Giunti in paese si lascia la SR. 71 che scende verso Bibbiena e si imbocca a dx la SP. 69 che, dopo i giardini publici, sale decisamente verso l’Eremo di Camaldoli. Diviene poi sterrata nell’avvicinarsi alla località Aia di Guerrino (km 4,200), vicinissima al rifugio forestale CAI di Fangacci (1234 slm) che ha accanto la Fonte di Guido ed uno slargo ove lasciamo l’auto. Il no­stro cammino inizia da qui. Ignorando le indicazioni di vari sentieri, seguitiamo sulla larga sterrata, ora pianeggiante, per circa 2 km verso l’Eremo e fino al pic­colo parcheggio di Prato alla Penna (1248 mt slm), dopo essere transitati da uno spettacolare punto pano­ramico sul ver­sante romagnolo e sul lago di Ridracoli. Dal parcheggio si supera una sbarra e si im­bocca un largo sentiero sul crinale tra Romagna e Toscana (CAI 00/GEA) avvolto da una densa fag­geta. Dopo poco meno di 1 km, al Gioghetto (1239 slm), lo si abbandona quando incrocia a sx un sentiero che conduce al sottostante Eremo (segnato 70) e sulla dx una larga sterrata di servizio fore­stale chiusa da una sbarra, con indicazioni per la Lama: è la strada detta degli Acuti, segnata 229. La imbocchiamo. Scende nel selvaggio versante romagnolo, dentro faggete adulte intervallate da abetine. Poco dopo aver attraversato il Fosso degli Acuti che conforma la valle, si ritorna con uno svolto secco destrorso (1169 slm) a riseguirne il corso. All’intorno la foresta diviene sempre più maestosa, bel­lissima. La strada, che mantiene an­cora tratti di bella selciatura, era una delle impervie “vie dei legni” lungo le quali buoi, muli, cavalli da tiro trascinavano tronchi e colonnari abeti, che venivano poi flui­tati in Arno fino a Firenze e Pisa. Si continua a scendere fino ad incontrare di nuovo il Fosso degli Acuti incante­vole, soprattutto a primavera quando è ricco d’acqua; poi lo si attraversa di nuovo e lo si af­fianca per un lungo tratto rettilineo fin quando la strada, svoltando a sx, l’abbandona per qualche cen­tinaio di metri. Da qui, alzando lo sguardo, si gode – ma solo quando le piante sono spoglie – uno scorcio sulla cascata degli Scalandrini ove il fosso dei Fangacci precipita da una novantina di metri. Scendendo ulteriormente ritroviamo il fosso degli Acuti che, dopo essersi unito a quello dei Fangacci, ha formato il Fosso della Lama che ci accompagna giù giù fino al pianoro omonimo, nel cuore del Parco. La Lama è un prato (699 mt) verso cui precipita da Monte Penna (1333 mt) la bastionata dell’Appennino tosco-romagnolo disegnando un paesaggio di boschi dirupati, di forre e scogliere in contrasto con l’amenità della piccola pianura dove i fossi della Mulattiera degli AcutiLama e dei Forconali si placano ed uniscono per proseguire verso Ridracoli. E’ una delle zone umide più estese del Parco, con antiche bassu­re acquitrinose ora occupate da macchie di ontano, pioppi e salici. Ai margini di questo pia­noro, posto al centro di una superba foresta, c’è una stazione forestale attorno a cui si posso­no ammirare anche piante esotiche di dimensioni eccezionali, come pure un inusuale bian­cospino di circa 300 anni; poco oltre si scorgono alcune gigantesche sequoie, assoluta­mente atipiche per le nostre zone, piantate dal boemo Carlo Siemoni che gestì la foresta per conto del granduca di Lorena. Da una colli­na accanto ad una chiesetta si riesce ad intravedere l’invaso artificiale di Ridracoli che ha modificato il paesaggio con un inserimento naturale: un ramo del lago si insinua fino a lambire la foresta, offren­do una delle visioni più sug­gestive dell’Appennino. Il cammino continua ripercorrendo a ritroso il sentiero 229, fino al segnavia del 227 che indica sulla sx il “Sentiero degli Scalandrini”. Improvviso e durissimo, s’inerpica con stretti tornanti e rampe per un’angusta vallecola, in fondo a cui scorre tra enor­mi massi ed alberi il fosso dei Fangacci. E’ un paesaggio da fiaba. Quando poco dopo, aiuta­ti da un corrimano ancorato alla parete, si sale una ventina di scalini di pietra – “scalandrini” appunto – ai cui piedi c’è una cascata, pare proprio di essere nel Gran Burrone del Signore degli Anelli! Poco dopo, da un ripiano protetto, si ha una mirabile veduta sulla foresta sot­tostante, sul pianoro della Lama e, più lontano, sul lago di Ridracoli. Si prosegue sul sentie­ro ora un po’ meno arduo che scorre sull’alto del Fosso dei Fangacci. A primavera o dopo un temporale giunge fin qui il rombo della ca­scata degli Scalandrini: la si può raggiungere de­viando sulla dx e scendendo non senza qualche ri­schio, per un difficile sentiero appena rico­noscibile. L’ascesa continua impegnativa. Superato con un ponticello di legno il Fosso dei Fangacci, il sentiero risale nella foresta, mentre la valle si apre. Infine appare sulla sx il Ri­fugio dei Fangacci, da cui siamo partiti. Accanto c’è una sorgente.

Itinerario

PERCORSO: Passo Fangacci – Prato alla Penna – Acuti – La Lama – Scalandrini – Passo Fangacci. LUNGEZZA: 12,300 km – TEMPO DI PERCORRENZA: 5 ore. – DETTAGLIO: In macchina: Bagno – Badia Prataglia – Rifugio Cai: km 20,200. A piedi: Rifugio CAI – Prato alla Penna: km 2 / Prato alla Penna – Gioghetto: km 0,800 / Gioghetto – Lama: km 5,30 / Lama – Fangacci: km 4, 200.

Per quanti amano l’escursionismo tranquillo ecco uno zapping tra mulattiere e valli intorno a Bagno di Romagna, spettacolare per varietà e ricchezza di vegetazione, panorami e segni dell’uomo. Appena fuori l’abitato di Bagno di Romagna, in direzione sud, a lato della SP. 138, un cippo sulla destra segna l’inizio della “Mulattiera di Pietrapazza” che porta fino alla lontana Ridracoli: la imbocchiamo seguendo sempre i segni bianco/rosso del sentiero CAI 189 e Val di Bagno Trek. La mulattiera ben selciata sfiora subito il podere Falcone e poco dopo la “Cappella Fabbri della Faggiola”, datata 1880; indi s’inoltra serpeggiante per la valle incisa fortemente dal Fosso del Volanello, dominando per un tratto la sottostante passeggiata che reca alla Fonte del Chiardovo. Ignoriamo le deviazioni e camminiamo in piacevole e graduale salita costeggiando il Volanello con le sue cascate e sfiorando i ruderi di poderi abitati fino a qualche decennio fa: Barco, Casa Nuova, Prati. Superato quest’ultimo, dopo circa 700 mt si incontra sulla destra il bivio che conduce al “Sentiero del lupo”: lo si ignora e si segue la mulattiera che poco dopo giunge sul crinale tra le valli del Savio e del Bidente di Pietrapazza. Qui, sul Passo di Monte Carpano (1013 slm), la mulattiera s’innesta su una pista forestale che si distacca dalla SP. 142 di Passo Mandrioli – alla nostra sinistra – e scende tortuosa fino a Pietrapazza, sulla nostra destra. Tavoli, panchine e tabelle esplicative consigliano la sosta, mentre un masso reca scritto: “Da qui, Messere, si domina la valle: ciò che si vede è. Ma se l’imago è scarna scendiamo a rimirarla da più in basso”. E’ il verso di una vecchia canzone del “Banco di Mutuo Soccorso” che invita ad ammirare il panorama. Che è superbo: a ovest c’è il Parco Nazionale col nereggiare maestoso della Foresta che incornicia creste e crinali, da cui declinano, verso Pietrapazza, vallette e poggi acuti; ad est giganteggia il monte Còmero e più lontano il Fumaiolo e l’Alpe della Luna, mentre in fondo alla valle che abbiamo risalito si indovinano i tetti di Bagno; a nord-est l’ondulare infinito delle colline sfuma nella pianura di Romagna, oltre cui, nelle giornate serene, appare il mare Adriatico; a sud la possente giogana dell’Appennino, che corre tra Romagna e Toscana, chiude la vista. Riprendiamo il cammino seguendo sulla sinistra la pista forestale verso il Poggiaccio (1055 slm), coincidente con il sentiero CAI 201. Dopo circa 1 km deviamo sulla sinistra imboccando il sentiero CAI 185 che, oltre una sbarra, scende nella valle di Becca ricalcando una mulattiera comunale. Con saliscendi e veloci tornanti sulla mezza costa la mulattiera taglia in diagonale il versante della valle, bellissima, ingrottandosi sovente nel bosco. Quando la vegetazione Ruderi podere Beccasi apre s’intravedono, giù verso il fosso, i ruderi dei poderi Serciole, Casanova e Campo del Rosso, e già appare il podere di Becca (772 slm), grande e non più saldo, davanti a cui poi transitiamo. Ora la mulattiera, in parte ancora selciata, scende con ripidi tornanti nella fitta vegetazione. Poi c’è l’incontro con due successive maestà che ricordano eventi luttuosi avvenuti in anni recenti. L’ultima di esse è posta ai margini di un’area attrezzata per pic-nic, con fontana, tavoli, panche e griglia di cottura. In meno di 1 km una larga pista forestale costeggiando il Fosso di Becca reca sulla SP. 142 (ex SS.71 o Strada dei Mandrioli). La si imbocca verso sinistra fino al bivio con la SP. 137, ove si seguita ancora a sinistra per giungere in 1 km Bagno di Romagna.

Itinerario

PERCORSO: Bagno di Romagna – Valle del Barco – Valle di Becca – Bagno di Romagna. LUNGHEZZA: km 11,500 – TEMPO PERCORRENZA: 4 ore. DETTAGLIO: Bagno di Romagna – Passo di M. Càrpano: km 4,800 / Passo di M. Càrpano – Valle di Becca – Bagno di Romagna: km 6,700.

Ecco un percorso denso di suggestioni e paesaggi, che per un tratto ricalca una via peregrino­rum, percorsa dai romei medievali del nord Europa per valicare l’Appennino e recarsi a Roma: la Via Romea di Stade. Da Bagno di Romagna si segue in direzione sud la SP. 138 per poco meno di 1 km e poi, al bivio per la “Strada dei Mandrioli” che seguita sulla dx, si prosegue sulla sx per l’ampia SP. 137 per altri 200 mt fino ad uno slargo dove, sulla dx, accanto alla spalla del ponte sul Fosso delle Gualchiere, inizia il no­stro percorso, segnato CAI 177 e 181, Val di Bagno Trek, Il Cammino di San Vicinio, Via Ro­mea di Stade. Si scende nella stretta valle per attraversare il borghetto delle Gualchiere (520 slm), un insediam­ento paleoindustriale documentato fin dal Cinquecento, perfettamente restaura­to. La strada ster­rata e stretta scorre lungo il fosso, le cui cascatelle scandiscono il cammino. A fianco di un tralic­cio s’inerpica sulla destra in una piccola radura ove appaiono tratti di bella lastricatura della vecchia mu­lattiera. Ben presto giunge alla confluenza di due fossi che originano il Fosso delle Gual­chiere: si at­traversa quello del Capanno su un ponte di pietra ad un arco. Subito dopo, poco sopra la Maestà Ba­lassini, seguiamo il sentiero CAI 177 che, ricalcando il percorso medievale, sale con veloci zig-zag il ripido controcrinale che s’erge tra le valli conformate dai fossi del Capanno (dx) e Chiuso (sx). La mulattiera – un tempo lastricata e per tutto l’Ottocento unico collegamento tra questa parte di Roma­gna e la Toscana – sale tra rada e bassa vegetazione sfruttando scalini naturali sulle stratificazio­ni di marna ed arenaria. Il paesaggio si apre: si cammina sull’orlo dell’area wilderness Fosso del Ca­panno, racchiusa tra il versante che stiamo risalendo e quello per dove si snodano i tornanti della SP. 142 ver­so il Passo dei Mandrioli. Evitato il sommo di Poggio Alto, la mulattiera si placa nell’ampio pia­noro di Nasseto, dominato dall’alta parete verde della giogaia dell’Appennino. Accanto ai ruderi del pode­re abbandonato di Nasseto (895 slm) – da cui è stato ricavato un “rifugio aperto” – imboc­chiamo uno splendido ed antico viale d’aceri campestri, querce e carpini bianchi che attraversa il pra­tone ondulato declinante verso il Fosso del Capanno. Poco dopo s’incontra il bivio tra il sentiero CAI 177, che contin­ua verso Passo Serra sul crinale dell’Appennino tra Romagna e Toscana, ed il CAI 181: seguiam­o sulla sx quest’ultimo che, aggirando un costone arido, costeggia il pascolo e quindi scende fino alla testata della valletta del Chiuso guadando il Fosso omonimo, per poi risalire sul crinale se­condario che separa la vallecola che stiamo percorrendo da quella dei Manenti, in cui – raggiungibile con una deviazione sulla dx – è insediato il podere di Castel dell’Alpe, che ha preso il nome dall’anti­co Ca­strum Alpium posto sullo sprone sovrastante ciò che resta della casa colonica, abbandonata nel 1970. Si cammina ora sempre sul crinale ondulato, a volte arido a volte coperto da rada vegetazione, co­gliendo vedute sulla valle dirupata del Chiuso ricoperta da estese radure da cui erompe il biancore del galestro; poi ci s’inoltra nel ripido versante del monte Valsezza o Stangone completamente rimbo­schito per giungere ad un rudere insediato sulla mezza costa, sospeso sulla valle che si restrin­ge: è il Chiuso (727 slm), abbandonato anch’esso nel 1970. Sul concio scuro del camino si legge “1937”. Si scende ora tra piantate di varie essenze fin poco sopra lo scorrere del Fosso, seguendolo per poi gua­darlo e portarsi sulla sua sx idrografica. In breve la mulattiera sbuca di lato alla Maestà Balassini poco sopra il ponte sul Fosso del Capanno. Riprendiamo sulla dx il cammino verso le Gualchiere. In estate si può seguire più piacevolmente il letto del fosso, guadandolo più volte.

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PERCORSO: Bagno di Romagna – Gualchiere – Nasseto – Chiuso – Bagno di Romagna. LUNGHEZZA: km 10,400 – TEMPO PERCORRENZA: 5 ore. DETTAGLIO: Bagno di Romagna – Gualchiere: km.1,200 / Gualchiere – Nasseto: km. 3,000 / Nasseto – Chiuso: km. 3,500 / Chiuso – Gualchiere: km. 1,500 / Gualchiere – Bagno di Romagna: km. 1,200.

Suggerimenti utili

Partendo da Bagno di Romagna, occorre seguire in direzione sud la SP. 138 e poi la SP. 137, fino a giungere (1 km circa) ad un piazzale di lato alla strada, ove sulla destra inizia il percorso. Sconsigliato con neve e pioggia. Mandrie al pascolo nella piana di Nasseto. Fare attenzione nel superare il tratto galestroso poco oltre la piana di Nasseto. Si consigliano scarponi, telo e borraccia.

L’apertura della ciclo-pedonale tra Bagno di Romagna e San Piero in Bagno rende possibile un inedito anello escursionistico tra i due paesi ed il Santuario di Corzano. Una semplice passeggiata, ideale anche per le serate estive, che inizia a Bagno di Romagna a lato della “Pizzeria Invito”, sulla sponda sini­stra del Fosso della Cappella (496 slm). Da qui seguendo i segni b/r del sentiero CAI 193b e le tabelle del “Cam­mino di San Vicinio” lungo l’asfaltata in salita, si giunge in mezzo chilo­metro sul poggio della Palazza, tra le case. Poi, ignorando le varie deviazioni, si segue sempre la strada sterrata che ricalca nel suo primo tratto una vecchia mulattiera e sale verso i poderi Montanino di sopra, La Vigna, Casina, sparsi per la valletta dell’Incisa scavata dal Fosso della Cappella e dominata dall’altra cresta della Ripa del Toro. Si scorre tra orti, siepi e campi fino ad un pianoro ove tra un folto d’alberi emerge ciò che resta dell’oratorio di Santa Maria Maddalena (docu­mentato almeno dal 1729), vicino al podere Batocco, un’azienda agricola che si scorge sulla sx. Dopo un’ampia curva – una catena ne vieta l’accesso ai mezzi – la sterra­ta prosegue in salita, tranquilla e sinuosa, aprendo mano a mano il panora­ma e dipanandosi in piantate di varie essenze (pino nero,abete rosso, cipresso dell’Arizona…), bordata da cespugli di rose selvatiche, ginepri, e tra prati con mucche al pascolo. Dopo un breve strappo in salita, ignorando sulla dx la deviazione verso Campodonico, si arriva ad una sbarra: siamo a Pian della Croce (766 mt) piccola sella di valico. Qui ci si innesta sul CAI 193: sulla sx diviene uno stretto sentiero che sale verso Monte Castelluccio, mentre noi lo seguiamo a diritto verso Corzano e San Piero in Bagno. Camminiamo lungh’esso con saliscendi sul crinaletto tra la Valle del Savio e la valletta di Paganico che è un intarsio di campi lavorati. Superata la casa il Monte (710 mt), in poco più fi 1 km si è ad un cancello che immette nei parcheggi di Corzano: i ruderi della rocca medievale si intravedono nel verde mentre ci si reca nell’ampio pianoro immerso in una natura rigogliosa dove è il Santuario della Madonna di Corzano. Sorse nella metà dell’Ottocento per venerare e conservare l’immagine della “Madonna col bambino”, raffi­gurata in un affresco quattrocentesco all’interno di una chiesetta che si ergeva tra le rovine di un ca­stello, appartenuto ai Conti Guidi di Bagno, e che ancor oggi Santuario di Corzanogiganteggiano sulla valle. Meritano una visita gli imponenti tratti di mura e la cisterna della rocca, ma ancor di più il Santuario, lindo, originale nella forma asimmetrica. Su questo colle (678 slm), natura, fede e storia s’intrecciano in modo suggestivo. Di lato all’ingresso della chiesa prendiamo la mulattiera selciata – segnata b/r CAI 193 e “Cammino di San Vicinio – che scende fino a S. Piero in Bagno (1 km): l’as­sociazione “Il Faro di Corzano” la ha recuperata e ricostruita completamente. E’ punteggiata da sta­zioni in bronzo della Via Crucis, opera di Carmelo Puzzolo e replica di quella realizzata dall’artista per il Monte delle Apparizioni nel Santuario di Medjiugorje. Seguendola, in breve siamo di lato alla imponente chiesa parrocchiale di San Piero in Bagno che domina i giardini del paese (463 slm). Davanti al bel palazzo scolastico, prendiamo sulla dx la via Nazario Sauro bordata di tigli e la percorriamo fino ad immetterci sulla SP. 38 (0,500 km). Dopo un centinaio di metri ci spostiamo sulla pista ciclo-pedo­nale che inizia accanto al ponte sul Savio ed in poco più di 2 km raggiunge Bagno di Romagna. La pista è nuovissima e l’illuminazione consente anche suggestive e fresche passeggiate notturne: oc­corre però fare attenzione nell’attraversare lo svincolo per la E/45.

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PERCORSO: Bagno di Romagna – Corzano – San Piero in Bagno – Bagno di Romagna. LUNGHEZZA: km 9,500 – TEMPO PERCORRENZA: 3,30 ore. DETTAGLIO: Bagno – Corzano: km 5,300 / Corzano – San Piero in Bagno: km 1,00 / San Piero in Bagno – Bagno di Romagna: km 3,200.

Di lato alla chiesa parrocchiale di San Piero in Bagno (466 slm) troviamo i primi segni b/r del sentie­ro CAI 193 e “Cammino di San Vicinio” che sale verso il Santuario di Corzano. Un centinaio di metri più sopra imbocchiamo sulla sx la mulattiera, recuperata dalla associazione “Il Faro di Corzano”, e saliamo. E’ scandita da stazioni in bronzo della Via Crucis, opera di Carmelo Puzzolo. In 1 km giun­giamo all’asimmetrica chiesa del Santuario, sorta a metà Ottocento per conservare l’affresco della “Madonna col bambino” in una chiesetta tra le rovine di un castello. Di esso rimango­no su uno spro­ne, poco oltre il pianoro alberato che attraversiamo, imponenti tratti di mura. Santua­rio e ruderi meritano una visita. Il percorso declina ora verso i parcheggi. Da quello supe­riore si se­guita su un largo stradello, indicato dai segni b/r del 193, che supera la casa il Monte (710 slm) e per­corre un crinaletto tra la valle del Savio e la valletta di Paganico che è un in­tarsio di campi. A Pian della Croce (766 slm), piccola sella di valico, incontriamo un bivio: un largo stradello segnato CAI 193b scende fino a Bagno; mentre il nostro 193 prende sulla dx salendo decisa­mente nel bosco, per poi placarsi tra l’abetina di un falsopiano. Ignoriamo la deviazione sulla sx del “Cammino di San Vici­nio”, e seguitiamo sul nostro che prende a salire. Il tratto, molto bello, ricalca un collega­mento me­dievale tra il ca­strum di Corzano e una fortifica­zione di cui è rimasto il toponimo (Castel­luccio): sul­l’esile e dilavato sentiero di controcrinale ne rimangono tracce di sel­ciatura e mu­retti. La rada vegetazion­e libera la vista: sulla dx la valletta di Paganico, sulla sx la Valle del­l’Incisa e, in fondo ad essa, Bagno; in alto, la bastionata dell’Appennin­o “varcata” dal Passo dei Mandrioli e dalla via ro­mea di Passo Serra. Il sentiero poi s’in­grotta dentro la Macchia del Cacio, bel­lissima, incassandosi fortemen­te nel terreno. Giunti sul colmo (1045 slm), si scende in bre­ve incro­ciando una larga pista di crina­le (1001 slm), segnata CAI 201 che seguiamo sulla dx. In circa 700 mt giungiamo al piazzale o passo di Monte Pia­no (992 slm), dove da dx giunge la strada comuna­le di Pa­ganico che da San Pie­ro porta a Rio Salso (sx). La attraversia­mo seguendo sempre il CAI 201 che sale, in una folta abetina, verso Monte Piano (1062 slm). Poco prima della cima incrociamo ed igno­riamo il sentiero CAI 123 e VBT7 che sulla sx scende a Rio Salso, e appena iniziata la discesa abban­doniamo il CAI 201 che s’inoltra verso Monte Frullo per seguire sulla dx il sentiero VBT7 ver­so S. Pie­ro in Ba­gno, indicato da se­gnavia e da una croce (1055 slm): ricalca la mulattiera che da San Piero conduce­va a Rio Salso e Ridracoli. Superato un malandato cancello, si scende ri­pidamente per un bo­sco ta­gliato di recente fin quando si esce in un’ampia radura. Subi­to sul­la sx un vecchio cippo Cippo della Mulattiera di Ridracoliindica “Mu­lattiera di Ridracoli”, i cui brandelli ritroveremo qua e là. Sotto di noi s’apre Valmaggio punteg­giata di poderi ormai ruderi, più lontano la media Valle del Bidente. Sulla dx la vista corre sul­l’abitato di S. Piero verso cui si scende. Scorrendo su prati-pascolo, si percorre ciò che resta della mu­lattiera fino ad incrociare (775 slm) la strada comunale di Paganico po­che decine di metri a valle del­l’azienda agricola Vètrice. La imbocchiamo sulla sx. Mentre si dipana in piacevole discesa tra una campa­gna abitata e lavorata, ab­biamo l’agio di ammirare il monte Còme­ro che chiude l’orizzonte. Su­periamo dopo circa mezzo km il bivio che sulla dx conduce alla frazione di Paganico. Un km più avanti, al podere Raggio di sopra, s’intravede sulla sx una maestà eretta nel 1907 che ha due riferi­menti della vecchia viabilità: il km 0 relativo alla mulattiera di Paganico che iniziava sulla sx; il km 1,490, che era la distanza percorsa fin qui da S. Piero della Mulattiera di Ridracoli. Noi abbiamo an­cora un paio di km di discesa fino al ponte di Villanova ed all’abitato di S. Piero in Bagno.

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PERCORSO: S. Piero in Bagno – Corzano – Macchia del Cacio – Monte Piano – S. Piero in Bagno. LUNGHEZZA: 9 km – TEMPO PERCORRENZA: 3 ore – DETTAGLIO: S. Piero – Corzano: km 1, 200 / Corzano – Pian della croce: 1 km / Pian della Croce – Macchia del cacio: km 2,10 / Macchia del cacio – Monte Piano: km 0,700 / Monte Piano – Bivio sotto Vetrice: km 0,600 / Bivio Vetrice – S.Piero: km. 3,300.

E’ un percorso denso di suggestioni e panorami, impreziosito nella tarda primavera dalla fioritura di varie specie di orchidee selvatiche, e in ogni stagione – se si è fortunati – da incontri con i caprioli.
Dai giardini pubblici di Via Lungosavio (495 slm) si attraversa il fiume con un ponte pedo­nale per im­mettersi sul “Sentiero degli Gnomi” e sul CAI 167B. Subito si sale nel bosco co­steggiando il Fosso dell’Armina: seguiamo i segni b/r, ignorando le varie deviazioni a sx e dx. Ad una fonte c’è lo svolto secco a sx e poi subito a dx del sentiero che sale ancora, ac­compagnato da staccionate, fino ad una breve radura del “Sentiero degli Gnomi”, piena di installazioni. Cerchiamo i segni b/r sugli alberi: sono accanto alla grande testa di uno gnomo e conducono al soprastante spazio attrezzato di “Colle di Mentino”. Qui occorre prendere a sx, verso due casettine di legno oltre cui si apre una bella veduta su Bagno. Il sentiero s’in­grotta di nuovo nel bosco e diviene molto ripido nel salire per qualche decina di mt verso i ruderi di Pian Baserca o Pian Basilica (628 slm), una casa abbandonata nel 1970 che ha lo stesso nome del vasto pianoro su cui è insediata. Una larga sterrata gira intorno alla casa e s’innesta sull’altra sterrata che proviene da dx, dalla Roccaccia. Qui si abbandona il 167B e si segue sulla sx il CAI 161 che aggira la casa, supera una sbarra e prosegue in mezzo al pratone. Subito dopo s’inerpica dirigendosi verso Poggio Vìtine, sulla cui cima è posto un impianto di trasmissione di segnali televisi­vi (838 slm). Prima di giungere al ripetitore, dove la strada sterrata termina, deviamo sulla dx e inizia­mo a seguire un sentiero, sempre segnato b/r CAI 161, che s’inoltra in un boschetto e seguita su un crinale in direzione Sud, permet­tendo ampie vedute sulla valle di Larciano e sul Còmero a sx, mentre sulla dx il paesaggio a sud di Bagno. Ora tratti di falsopiano si alternano a ripide ascese, mentre il pa­norama spazia da un lato sempre più verso il Còmero, e dall’altro verso la giogana dell’Appennino ove si ri­conosce il pianoro di Nasseto, il soprastante varco di Passo Serra e la funambolica “Strada dei Mandrioli”; in basso, scorre sinuosa la E/45 lungo il Savio, tra poderosi contrafforti ver­di. Ignoriamo la deviazione sulla sx di una biforcazione del 161 e seguitiamo diritti sul sen­tiero parimenti segnato che dopo un breve tratto boscato sbuca in un pianoro. Qui, un cartel­lo del­la “Val di Bagno Trek” (GAVB) segnala a sx un itinerario verso Rivoloni e Fonte San­ta, a dx verso il lon­tano Passo Serra: quest’ultimo scende lungo una strada forestale fino alla SP 137 (CAI 175). Poggio VitineAbbandoniamo il 161 e se­guitiamo a sx ggirando Poggio Pian del­le Riti. Sbucati da un’abetina adulta ecco un nuovo punto pa­noramico: di fronte s’erge la Testa del Leone, sotto la profonda valle scavata dal Fosso di Malagamba, ab antiquo confine tra i Co­muni di Bagno di Romagna e Verghereto. Si riprende il cammino verso sx seguendo una biforcazione del 161 intorno a Poggio Pian delle Riti. Il sentiero sale per alcune decine di metri e, dopo aver svalicato, scende ripidamente: il fondo di rocce e sassi richiede attenzio­ne. Al termine della discesa svoltiamo di nuovo a sx per rimetterci sulla via del rientro pun­tando in direzio­ne di Poggio Vitine, seguendo una sterrata di esbosco che taglia la costa, piacevole da percorrere in estate, esposta alla tramontana in inverno. Dopo circa 1 km si in­crocia il sentiero che si era percorso circa un’ora prima, provenendo da Poggio Vitine. Mantenendo la dx si torna così a seguire verso nord il sentiero di crinale accompagnati ora dai panorami dell’al­ta valle del Savio. Giunti a Pian Baserca si può ritornare a Bagno per la larga sterrata (CAI 161) che scende per la Roccaccia fino all’Euroterme (km 1,600).

Itinerario

PERCORSO: Bagno – Poggio Vitine – Pian delle Riti – Poggio Vitine – Bagno. LUNGHEZZA: km 7,500. TEMPO DI PERCORRENZA: 3 ore. DETTAGLIO: Bagno – Pian Baserca: km. 1,00 / Pian Baserca – Poggio Vitine: km 1,500 / Poggio Vitine – Poggio Pian delle Riti: km 1,200 / Poggio Pian delle Riti – Bagno: km 3,700.

Si parte da Bagno in macchina, seguendo verso sud la SP. 138 per 1 km, fino ad un bivio dove si se­gue sulla dx la SP.142 (ex SS.71) che reca in Toscana e in Casentino: uno spettacolare viaggio lungo i tornanti della “Strada dei Mandrioli” che rende godibile uno scenario grandioso. Dopo 8 km, scorren­do tra le villette sparse del villaggio “Ravenna Montana”, parcheggia­mo in un ampio spazio sulla dx. Da qui seguitiamo a piedi sull’asfaltata verso dx, e dopo circa 200 mt, quando essa svolta decisamente a sx salendo al Passo dei Mandrioli, seguitiamo dritti verso una bacheca del Parco che indica l’area di so­sta “Nocicchio”, vietata ai veicoli (993 slm). Proseguiamo sulla larga sterrata incontrando i segni b/r del sentiero CAI 121. Si cammina piacevolmente in lie­ve e tortuosa ascesa e dopo circa 700 mt si è al Prato dei Grilli (1019 slm) ove vari segnavia sulla sx indi­cano diramazioni che ignoriamo. Segui­tiamo sulla strada forestale, sempre ac­compagnati dal b/r del CAI 121, sfiorando il confine est del “Par­co Nazionale delle Foreste casentinesi”, come segnala una tabella, ed in breve (300 mt) si giunge ad una sbarra che blocca il transito agli automezzi, mentre sul­la dx c’è l’imbocco del CAI 185 che scende per la Valle di Becca e giunge a Bagno. Continuiamo sempre sulla nostra pista che, aggirando il Pog­giaccio (1069 slm), corre sul crinale che separa la Valle del Savio da quella del Bidente di Pie­trapazza. Si cammina su paesaggi vasti. Sulla dx si apre ora la Valle del Barco in fon­do alla quale si indovi­nano i tetti di Bagno; sulla sx invece la foresta s’addensa alla giogana dell’Appennino da cui si dipar­tono profonde vallette declinanti verso Pietrapazza. Poco ol­tre, ad un panoramico luogo di sosta at­trezzato (1014 slm), una tabella con skyline e altime­trie con­sente di dare un nome a monti e luoghi circostanti, mentre su un masso sbozzato è inciso un verso di una canzone del Banco di Mutuo Soc­corso: Da qui, Messere, si domina la valle: ciò che si vede è. Ma se l’imago è scarna, scendiamo a ri­mirarla da più in basso. Qui, sotto la cima di Monte Càrpano, c’è un trivio di percorsi: il CAI 121 che sale diritto verso la vetta (1130 mt slm); a sx, la pista seguita fin qui scende ora verso Pietrapazza e di­viene CAI 209; infine c’è il CAI 189 che sulla dx scende per la Valle del Barco fino a Ba­gno. Per continuare con tranquillo cammino sul CAI 121 preferiamo aggi­rare il Càrpano, fiancheggiandolo a est sulla mezza costa, per poi immetterci di nuovo su di esso. Im­bocchiamo dunque sulla dx il CAI 189, per poi – dopo appena 50 mt – deviare a sx sul “Sentiero del Lupo” che con un’ampia curva poi ritrova, salendo, il 121. Si segue la pista forestale nel suo scorrere, ignorando le varie deviazioni, tra boschetti di cerro e pinete. Lungh’essa alcune panchine offrono l’a­gio di ammirare il vario panorama che via via si apre sull’alta valle del Savio e sul Còmero che la do­mina. Appare già il dente acuto del monte Castelluccio (1115 slm) che la pista poi aggira sulla dx (1070 slm) iniziando a scendere legger­mente. Poco dopo aver superato, in luogo detto “Falce e mar­tello”, il segnavia che indica sulla dx il bivio CAI 193 che scende a Corzano e San Piero in Bagno, si entra in una pineta al termine della qua­le si offre un ennesimo scenario spettacolare: ai nostri piedi si apre la valletta del Rio Salso mentre più lontano la bastionata dell’Appennino, con lo sperone del Monte Penna (1381 slm), domina il ver­sante romagnolo del “Parco Verso S. Piero in BagnoNazionale delle Foreste Casenti­nesi”. La pista poco dopo, oltre una sbar­ra che ne vieta il transito, giunge al piazzale di Monte Pia­no (982 slm) ove si incrocia la strada che giunge da San Piero e scende verso Rio Salso.
Da qui ritornia­mo al luogo di partenza, seguendo gli stessi passi con l’agio perciò di osservare paesaggi e natura con occhio nuovo e diverso punto di vista. Spesso sor­prendente.

Itinerario

PERCORSO: Nocicchio – Sentiero del Lupo – Piazzale di Monte Piano – Sentiero del lupo – Nocicchio. LUNGHEZZA: 8 km. TEMPO PERCORRENZA: 4 ore. DETTAGLIO: Nocicchio – Passo Monte Carpano: km 1,200 / Passo Monte Carpano – Piazzale Monte Piano: km 2, 800 / Piazzale Monte Piano – Nocicchio: km 4.

Ufficio turistico di riferimento

Ufficio Informazioni Accoglienza Turistica – Centro Visita del Parco Nazionale Foreste Casentinesi
Via Fiorentina, 38 – BAGNO DI ROMAGNA